Elisabetta Guerra, età 9 anni e un visino di quelli che è difficile dimenticare. Occhi vispi e desiderosi di scrutare il mondo, postura composta ed elegante, da vera ballerina classica, chignon perfetto e un nasino all’insù, che la genetica le ha donato, bello da impazzire. È semplicemente deliziosa, Il verdetto non può che essere inconfutabile. Ciò che colpisce di lei, però, è soprattutto il suo modo di parlare. Pacato, ma deciso, che stride con la sua età. Scandisce ogni parola, come a volersi accertare che chi la stia ascoltando, comprenda perfettamente i suoi pensieri. Spontaneità e ragionamento meravigliosamente fusi. E con questi presupposti si accinge a raccontare la sua esperienza all’estero. In settembre, infatti, partecipa a un concorso di danza a Castellana Grotte, con la sua scuola Academiv di Ivana Fasano e Michele Tarantini (Capurso via Tricarico). Impossibile pensare il contrario, a giudicare dalla passione per quest’arte che trasuda da ogni suo poro, a fine giornata risulta vincitrice di una borsa di studio per uno stage di danza ad Auburn, una cittadina poco lontano da Seattle, nello stato di Washinton, sulla costa occidentale degli Stati Uniti d’America. Bellissimo da immaginare, ancor di più da raccontare, ma complicato da realizzare. Elisabetta, però, oltre che sui maestri Michele e Ivana, può contare su due alleati doc, mamma Maria Rosaria e papà Giovanni. “Mi hanno aiutata a realizzare questo sogno. Sono stata in America e mi ha accompagnato papà” – ci dice – “Sai, lui sa parlare leggermente meglio l’inglese rispetto alla mia mamma”, precisa senza però fare troppe concessioni ai meriti, ma non sembra delusa dalla scelta. “Io ho un rapporto più forte con mamma, dunque questa esperienza è stata utile per unirci come padre e figlia”. Infatti, ci tiene a precisare che il suo papà le ha concesso, non solo la full immersion nella danza made in USA, ma anche qualche giorno da turista sul suolo americano. “Siamo partiti un po’ prima e abbiamo visitato anche un po’ la zona”. Gli occhi tornano da bambina quando racconta di aver visto un mosaico di street art fatto con le gomme americane masticate e appiccicate sulla parete, con tanto di possibilità di parteciparvi e, orgogliosa racconta che ormai lì ci sono anche quelle sue e del suo papà. Parla con un pizzico di disgusto del cibo, in cui a suo dire c’è troppa cipolla, che non le piace per nulla, e del supereroe made in Italy, papà Giovanni, che ha avuto l’arduo compito di mangiare tutte le cipolle che la bella Elisabetta scartava dai suoi piatti. Con dovizia di particolari, poi, si sofferma a raccontare delle sue giornate condite da ritmo e stili (li ha provati tutti jazz, contemporaneo, hip hop, moderno e classico), con il papà fuori dalle sale prove e lei da sola di fonte al mondo. E qui viene la parte più toccante del racconto, cambiano i ruoli da discente si trasforma in maestra, di vita questa volta, però. “Non è stato sempre facile stare lontano da mamma e dai miei fratelli. Mi sono mancati tanto anche i miei maestri e qualche volta ho avuto dei blocchi e sono scoppiata a piangere”. Così ci ha imposto di pensare ai tanti ragazzi che sbarcano sulle nostre terre inseguendo dei sogni, proprio come lei, e che sentono anche loro la nostalgia di casa, ma non hanno nessuno pronto a consolarli. “All’inizio è stato veramente difficile per la lingua e poi ti manca davvero tutto quando lasci il tuo paese, anche se sai che è per poco. Mi mancava la mia mamma e ho imparato che è davvero dura stare lontani dalla tua terra. Però, io non mi sono scoraggiata e ho fatto comunque amicizia”. Ci racconta di una sua nuova compagna, ballerina come lei, americana, poco più grande, con la quale si sente ancora e le cui mail traduce con il traduttore on line, insegnandoci come i sentimenti siano capaci di abbattere qualunque ostacolo. L’incontro con lei e il suo racconto ci ha rafforzato nell’idea che nei sogni bisogna credere, anche se non è sempre facile, che integrarsi, invece, è faticoso, che anche se ti accolgono un pezzo del tuo cuore resta nella tua terra d’origine, ma se ci sono le condizioni il suolo che ti ospita può farsi comunque casa, che il mondo è fatto di tanti colori, ma sta a noi non viverli come ostacolo, ma come opportunità. Alla luce di tutto ciò, il giudizio di mamma, papà, Ivana e Michele è unanime: “Siamo tanto orgogliosi di lei e di come ha vissuto questa importante esperienza, data la sua età”. Certamente, appare più grande, in fondo ce lo dice anche lei. “Sono cresciuta dopo questa esperienza, infatti ho festeggiato il mio nono compleanno sull’oceano”. Ci disarma per la naturalezza della risposta e per come, in realtà, il suo compleanno, festeggiato tra hostess e steward, ha fatto crescere un po’ anche noi.
Rosalia Marchionna