Pillole di Storia e devozione a San Giuseppe

”Dal legno grezzo al manufatto” a cura di Antonio Volpe

Questa è una breve storia, un’altra “pilloletta” appunto riguardante l’opera destinataria della devozione, della pietà e della fede dei capursesi. La Statua di San Giuseppe presente in Chiesa Madre e che tutti noi conosciamo non ha certo vissuto una “vita” semplice in questi Trecento anni pur conservandone approssimativamente le fattezze e le sembianze originali.
Per realizzare la suddetta Statua, lo scultore Cintio Altieri si lasciò ispirare da un meraviglioso gruppo scultoreo, padre e figlio, San Giuseppe e Gesù Bambino appunto, presente nella Cattedrale di Altamura nella nicchia della Cappella di San Giuseppe. Questa statua marmorea meravigliosa e che invito i Capursesi a visitare pensando “è da qui che nasce il nostro San Giuseppe” fu realizzata nel 1624 per volontà dell’Arciprete Spagnolo Oliveras dallo scultore Micci, allievo del Bernini.

Con lo scultore del nostro simulacro vennero pattuiti 30 ducati per la realizzazione della Statua da rateizzarsi in 15 ducati alla data del Contratto, 5 subito dopo la Consegna della Statua e i 10 restanti entro Luglio del 1725.
Ecco così che finalmente Capurso aveva una Statua da portare solennemente in Processione! Questa statua è stata modello per altre infinite opere artistiche private e non mi riferisco solamente alle famose “Campane Devozionali”, ma anche ad altre statue processionali quali per esempio quella custodita dalla Famiglia De Sario, di 160cm realizzata in cartapesta nella prima metà del XIX secolo dallo scultore locale Pasquale D’Addosio e che veniva portata in processione da Palazzo de Sario in Chiesa Madre nei giorni precedenti alla Festa Patronale.
È commovente vedere alcune foto di inizio ‘900 nel quale San Giuseppe porta al collo una sciarpa, di cui si sono perse le tracce, con tantissimi ex voto in oro quali fedi nuziali, collane e bracciali.

Storia più recente è il famoso “incendio di San Giuseppe”, da questo episodio i connotati del Gloriosissimo iniziarono a modificarsi. A metà anni 50 del secolo scorso, a causa di alcune lampiere lasciate incautamente accese davanti alla Statua del Patrono, divampò un rogo che in parte non risparmiò San Giuseppe.

I passanti si accorsero che dai finestroni della Chiesa Madre fuoriusciva un fumo nero densissimo e una volta entrati in Chiesa trovarono San Giuseppe parzialmente carbonizzato, nel tentativo di salvarlo fu legato al pilastro più vicino con dei cavi elettrici ed estinte le fiamme con secchiate d’acqua rimaste lì dopo le pulizie si potè constatare che il Bambinello originale e la mano destra di San Giuseppe erano ufficialmente perduti per sempre, ciò che restava è un corpo carbonizzato con ancora qualche chiazza di colore.

Da quel momento in poi saranno numerosi i restauri più o meno decorosi che la nostra Statua riceverà, il più significativo è quello del 2002 voluto da Don Franco Ardito, al quale permettetemi di dedicare questo mio lavoro, e che finalmente restituì ai fedeli un’immagine verosimilmente più vicina all’autentica del 1725. Senza stelle e senza Gigli sul vestito, ma con un forte invito a preservare quanto i nostri padri ci hanno lasciato.

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