LA MEMORIA E IL SUO ESERCIZIO ATTIVO

“Ricordo queste persone non per recriminare su ciò che avreste potuto dire e fare, e non avete fatto, ma solo per chiedervi che cosa farete la prossima volta”.

Walter Kohn, premio Nobel per la Chimica, iniziò così una sua relazione ricordando familiari e colleghi morti nei campi di sterminio nazisti.Maschere e Tamburi ha iniziato di qui le riflessioni per prepararsi al 27 gennaio cercando di offrire una chiave di lettura che potesse accendere riflessioni in noi stessi e in chi da anni ci segue.
Trattare dell’Olocausto, descriverne le atrocità, materializzarne l’Odio per portarlo in scena è sempre una sfida che fa male, che ci logora e ci consuma ma che tuttavia ogni anno decidiamo di affrontare perché crediamo che il “mai più” non possa solo essere una “ufficialità istituzionale” ma debba essere praticato e attivo sempre, costantemente ogni giorno.
Abbiamo così portato in scena “Destinatario sconosciuto”, un profondo romanzo epistolare della scrittrice Katherine Kressmann Taylor, straordinaria e lucida autrice statunitense capace di anticipare una catastrofe inimmaginabile.

Sorprende, infatti, che il romanzo pur essendo stato pubblicato nel 1939, a guerra appena iniziata, fu in grado di intuire e descrivere la parabola della ideologia nazista capace di insinuarsi anche in “una mente liberale ed un cuore compassionevole” come quello del tedesco Martin, uno dei protagonisti della vicenda, stabilitosi definitivamente a Monaco di Baviera dopo essersi arricchito negli Stati Uniti.
Max, suo fraterno amico e socio in affari, è l’altro protagonista degli eventi narrati. Ebreo americano, vive a San Francisco, in costante preoccupazione per sua sorella Griselle, attrice con dimora a Vienna e a sua volta complice amorosa in una vicenda extraconiugale con Martin sposato con vari figli.

Lontani migliaia di chilometri, Max e Martin iniziano una lunga corrispondenza epistolare fatta di pagine colme di sincerità, affetto, fiducia e stima ma che gli eventi in Germania e l’ascesa al potere di Adolf Hitler, trascineranno in una crisi irreversibile.
L’amicizia di una vita si spezza di fronte all’avanzata di un’ideologia capace di insinuarsi anche nei cuori più insospettabili, annientare gli affetti e manipolare gli animi delle persone. Martin, indifferente e omertoso lascerà che il Male si compia negando la salvezza a Griselle senza avere nemmeno il coraggio di guardarla.
Max tenterà di liberare il suo dolore architettando una vendetta che lo trascinerà inesorabilmente nella stessa colpa.
A vincere saranno l’Indifferenza e l’Odio, i più grandi nemici dell’Umanità.

Questa è la sintesi della scelta di Maschere e Tamburi, un intenso testo che ha preso vita grazie ai tre interpreti (Maria Pina Guerra, Riccardo Palamà e Daniel Torre) capaci di restituire ad uno straordinario e attento pubblico i sentimenti, le angosce e i moniti che strutturano il romanzo della Taylor.

Maschere e Tamburi sarà presente ogni giorno e ogni 27 gennaio, con la consapevolezza che una statua o uno slogan non siano sufficienti a ripulire la coscienza. Convinti che, man mano che il tempo ci allontanerà dalla tragedia dell’Olocausto, i suoi testimoni saranno sempre meno e sempre più forte sarà il nostro dovere di essere attivi nel ricordo mantenendo viva la memoria alle nuove generazioni.

Giuseppe Mariella

foto di Mimmo Pellicola

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO